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Comune di Monte di Malo

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La chiesetta di San Giorgio

La chiesetta, ristrutturata nel 1997, presenta una sola navata e un campanilino con cuspide in cotto a forma di pigna. All’interno del campanile c’è una campanella del 1729, sfuggita alle razzie di Napoleone Buonaparte. All’interno della chiesetta, sopra l’unico altare, una tela rappresenta San. Giorgio Cavaliere mentre colpisce un drago che infestava un territorio spargendo terrore. La devozione a San Giorgio, con la leggenda di questo suo atto di coraggio è antichissima. San. Giorgio visse agli inizi del IV secolo d.c. e proveniva dal Medio Oriente, (attuale Turchia) e si rese famoso proprio perché liberò una città periodicamente assalita da un drago che divorava uomini e animali e che spargeva ovunque un fetore insopportabile.

Gli abitanti avevano scelto la strada del sacrificio, offrendo periodicamente a questo drago una vittima, generalmente una fanciulla. Il drago dopo averla divorata tornava nella vicina palude.
Giorgio, arrivato in quella zona e saputa la storia, affrontò il drago, lo catturò e liberò la fanciulla che era la figlia del re, sollevando la comunità dal terrore. Per questo suo atto di coraggio fu scelto come simbolo di religiosità e valore da molte popolazioni, soprattutto da quella Longobarda che era una popolazione guerriera per eccellenza. I Longobardi scelsero sempre santi guerrieri, S. Michele Arcangelo, S. Sebastiano, S. Fabiano, S. Giorgio, S. Martino di Touros, ecc.

La zona dell’attuale contrada Fochesati era abitata da un piccolo insediamento longobardo. Anche la contrada vicina dei Brunelli ricorda la presenza dei Longobardi in quanto “brun” indica, in longobardo, la presenza dell’acqua. ( Molti ricordano che le nonne, per chiedere ai bambini piccoli se volevano bere acqua lo chiedevano con l’espressione: Vuto Brun?)

La contrada Fochesati, dopo i Longobardi, fu abitata dai Cimbri, immigrati tedeschi che parlavano il medio alto tedesco, poi adattatisi ai costumi e agli usi degli abitanti del territorio . La devozione però è rimasta.

Altra tradizione riguarda i bachi da seta: il 23 aprile di ogni anno i bachicoltori si davano appuntamento, assistevano alla celebrazione della Messa e portavano con loro le uova dei bachi da seta che alla fine della celebrazione erano benedetti con tutti i convenuti per un buon risultato delle loro attività. Questa cerimonia risale probabilmente al 1400, 1500 e continuò fino a quando durò l’allevamento dei bachi da seta (1975-76).

La chiesetta fu gestita da eremiti religiosi che vivevano di carità, pregavano, studiavano.

La posizione della chiesetta è panoramica e particolarmente affascinante alla sera quando è illuminata dai fari e la si vede dalla strada di Priabona.


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