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Punto di partenza: piazzale della “Trattoria da Pino” di Priabona Tempo di percorrenza: 2 h. circa Segnavia: linea rossa e bianca sul terreno e tabelloni didattici
Percorso
Dal piazzale di partenza vicino alla Trattoria “da Pino”, si percorre un’antica mulattiera detta localmente “Cavallara” in un bosco ceduo per arrivare fino a Contrada Xotta (clicca sotto al PUNTO 1). Prendendo la strada a destra verso Campi Piani, si passa accanto ad un muro di sostegno composto di un “mosaico” di pietre calcaree bianche e di blocchi di nero basalto (sasso moro) detti “sedili dei giganti” (clicca sotto al PUNTO 2-3). La strada procede tra i campi, boschi e conche erbose frequentati da lepri e caprioli fino alla contrada Campi Piani di Sotto. La vasta depressione erbosa che si estende a sud della contrada, si chiama “Val dell’Orco”, immaginario personaggio di tutte le mitologie. All’entrata nella contrada, notare gli ultimi resti della contrada Vanzi di cui s’intravedono le fondamenta coperte da rovi ed edere. Si giunge poi alla contrada Campi Piani di Sotto (m.343) abbellita dalla chiesetta della “MADONNA DELLA NEVE” (clicca sotto al PUNTO 2-3).
Dalla chiesetta della Madonna Della neve si prende la strada asfaltata sul lato Sud dell’edificio sacro e si continua in direzione della Contrada Campi Piani di Sopra. Dopo alcune centinaia di metri, notare a sinistra una struttura di grosse pietre che contornano una finestrella da cui gli abitanti attingevano acqua da una cisterna. Sulla pietra superiore, leggermente ricurva, è incisa la data 1895.
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Alla curva a gomito, si vede a destra un piccolo appezzamento erboso che la tradizione locale indica come “Cimitero dei Frati”. Si giunge quindi dopo una breve salita alla Contrada Campipiani di Sopra (clicca sotto al PUNTO 4).
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Lasciata la contrada Campipiani di Sopra, si ripercorre in discesa la strada asfaltata e, giunti alla curva a gomito dove abbiamo già osservato il “Cimitero dei Frati” e si prosegue a sinistra lungo i resti della carreggiata del “Ronco” o delle “Nogare” un’antica stradina ormai soffocata dalla gramigna. Si giunge poi alla contrada Barbari (clicca sotto al PUNTO 5-6). Ripresa la strada per Faedo, si continua fino ad un punto in cui si costeggia la Valle Faeda. Abbandonata la strada si segue a destra una carreggiata che conduce nella valle e la si risale per una cinquantina di metri finchè la valle appare chiusa da una piccola cascata e da una parete rocciosa. In questa zona si possono ammirare le “grotte soffianti” (clicca sotto al PUNTO 5-6). Si ritorna sulla strada Campipiani Faedo e si scende lungo la stessa dopo 200 metri circa dall’incrocio con Contrada Barbari si scende lungo una carreggiata a sinistra (segnale). La stradina che da questo punto degrada, verso Priabona, prende il nome di “CAMPAGNOLA” (clicca sotto al PUNTO 7). Questa strada, uscita dal bosco della Valle Faeda, cala verso Priabona per sboccare nella strada provinciale Malo – Cornedo Vicentino tra la Trattoria al Cacciatore e la Trattoria da Pino dove il percorso termina.
Flora
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Nel miscuglio floreale del bosco semi-inselvatichito sono riconoscibili le seguenti piante, arbusti e fiori: sambuco, cornolo, giuggiolo, frassino, acacia, carpano, quercia, castagno, nocciolo, felce, muschio, anemone, ciclamino, pervinca, viola, primula, bucaneve, ecc.Di tanto in tanto, sono ancora leggibili i resti di manufatti secolari: muretti di sostegno e tracce di terrazzamenti “sgrepanà” sono ridotte così male da rimaner su per non saper da qual parte cader giù.
Fauna
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Nel territorio di Monte di Malo sono visibili numerosi animali tra cui:
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MAMMIFERI: talpa, toporagno, moscardino, ghiro, riccio, pipistrello, donnola, faina, martora, tasso, volpe, lepre, capriolo e cinghiale.
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UCCELLI: usignolo, merlo, pettirosso, ballerina bianca e gialla, fringuello, ghiandaia, cornacchia grigia, poiana, barbagianni, allocco, cuculo e vari rapaci.
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RETTILI: orbettino, lucertola, ramarro, natrice dal collare, biacco, colubro di Esculapio, vipera e il mitico “scorsòn” (lo scorsòn è un serpentello visto da quasi tutti gli abitanti della zona, mai descritto, mai fotografato e tanto meno ucciso per timore dei suoi arcani poteri. Così dicono tutti: “Se qualcuno colpisce “el scorsòn” non deve mai staccargli la testa perché essa si nasconderà sotto terra e, dopo vari anni, si trasformerà o in un galletto o in un basilisco (draghetto del sud America) ed assalirà il feritore cercando di accecarlo”).
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Il fatto immaginario che rievoca i poteri rigenerativi della mitologica idra, dovrebbe essere studiato dagli esperti tanto più che lo “scorsòn” veneto ha un fratellino dal comportamento molto simile nella cultura sarda dove viene chiamato “iscurzòne” (gòlgilo, Chalcides ocellatus).
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(Cfr. Silvio Bruno, Rettili d’Italia, tartarughe e sauri, volume I, Aldo Martelli-Giunti Editore, Firenze 1976 Pag.146 alla voce gòlgilo).
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Un rettile simile al colubro di Esculapio è chiamato “Scòrson” a Cerignola (Puglia).
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Comune di Monte di Malo
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