

|
CLICCA SULL'IMMAGINE PER L'INGRANDIMENTO DELLA MAPPA (105KB)
|
Punto di partenza: Chiesa parrocchiale di Faedo di Monte di Malo oppure Passo del Mución. Tempo di percorrenza: 4-5h. Segnavia: parzialmente marcato con segni giallo-azzurri, frecce in legno.
Percorso
Parcheggiata l’auto nel piazzale della chiesa (1909-1927), si può visitare il sacro edificio (clicca sotto al PUNTO 1) dedicato a S. Bartolomeo martire del 1° secolo. La Chiesetta che sorgeva precedentemente risaliva al XV sec. Si parte in direzione Ovest e, lasciate le ultime case, ad un bivio si prosegue a destra. Percorrendo una carreggiata sul fianco di doline erbose, si raggiunge la Contrada Milani e si continua verso Nord su strada bianca che si addentra nell’Alta Valle detta delle Lore ( = imbuti, doline carsiche) (clicca sotto al PUNTO 2). Si parte in direzione Ovest e, lasciate le ultime case, ad un bivio si prosegue a destra. Percorrendo una carreggiata sul fianco di doline erbose, si raggiunge la Contrada Milani e si continua verso Nord su strada bianca che si addentra nell’Alta Valle detta delle Lore ( = imbuti, doline carsiche).
|
Attraverso dossi erbosi di particolare dolcezza, si sale alla Contrada “Lambre” (dal Cimbro “luogo franoso”). Una comoda stradetta a mezzacosta si dirige verso la Contrada Ceresàra o Cerisàra e offre numerosi punti panoramici di rara grandiosità: il centro di Monte di Malo, la sconfinata pianura veneta brulicante di paesi, e con il cielo sereno anche Venezia e il mare Adriatico (binocolo). Alla pianura si contrappongono le montagne: Summano, Altopiano dei VII Comuni, Grappa, Bosco del Cansiglio e, lontanissime, le Alpi Giulie (binocolo). La contrada Cerisàra presenta una curiosa tettoia per attrezzi agricoli attorno alla quale posa un lavatoio-biancheria. Il toponimo deriva dal fatto che un tempo i ciliegi erano molto diffusi in questa collina.
|
Si prosegue verso Nord, si attraversa una strada asfaltata e si percorre una carreggiata scavata nel basalto alterato (sasso moro). Giunti ad un incrocio, si procede a sinistra verso il bosco. A destra, si può visitare la contrada Mondini di Sopra che presenta interessanti strutture rurali della civiltà pre-industriale: fontana, “abio”, forno per la cottura del pane, stalla e perfino due mascheroni in pietra (forse ricordo delle “antefisse” romane) intesi a beffeggiare gli spiriti della notte: orchi, salbanei, anguane. Bellissimo panorama verso Nord. Da sinistra a destra: Pasubio, M. Maggio, M.Maio, Novegno, Altipiani di Tonezza e Folgaria, Campolongo, Erio, Cengio, le cime più elevate dell’Altopiano dei VII Comuni, Summano…..
|
|
Ritornando al sentiero, dopo essere entrati nel bosco si aggira a Nord un bel casolare ristrutturato con muri “faccia a vista” e si esce in una radura erbosa presso una fontanella con iscrizione: “Anno Domini 1924 / MUNIFICENZA / FAMIGLIA CASTELANI / DI MALO / ARTE ED INDUSTRIA / DELLE DUE FAMIGLIE MONDINI / DETTI MOLO / FECERO”.
|
|
Con un percorso breve ma non totalmente agevole, si può raggiungere la “Chiesetta del Mución” (clicca sotto al PUNTO 3) sull’omonimo Passo (m. 650 s.l.m.) a Nord della cupola vulcanica del Mución: un vulcano esplosivo sottomarino attivo circa 25 milioni di anni fa. I geologi chiamano “neck” questo tipo di vulcano.
|
|
Riprendendo il cammino verso Sud, si oltrepassa il cono vulcanico del “Mución” e, prima della fontanella osservata durante la salita, si affronta un’aspra carrareccia che s’inerpica verso destra e si raggiunge un grande roccolo che i Castellani di Malo così lapidariamente descrissero: “AVES CAPIO / CORPORA REFICIO / ANIMA EXTOLLO” (= Prendo gli uccelli; riposo i corpi; innalzo l’anima).
|
|
La stradina procede seguendo lo spartiacque tra la Valle dell’Agno e la Val Leogra passando vicino a vari roccoli e appostamenti di caccia fino a sboccare in una strada asfaltata presso la quale sorge un capitello eretto nel 1628 (tempi della peste) e ricostruito nel 1804. (Località Cima)
|
|
Si percorre a sinistra un tratto di strada asfaltata fino alla deviazione per la Contrada Cima posta su un dosso panoramico e caratterizzata da strutture architettoniche spiccatamente rurali. Attraversata la Contrada Cima, si sale per dossi erbosi in direzione Sud verso alcune colline costituite da grossi macigni di una paleofrana e da paretine rocciose dette localmente “Parpanòie” (dal Cimbro: “barriera, sbarramento”)
|
|
Nelle vicinanze, alla base delle roccette, una mulattiera s’inoltra nel bosco verso le “Lambre” (= dal Cimbro, “zona franosa”) e Monte di Malo. Detta stradina passa accanto alla “Masiéra del Diavolo” alla cui base sbocca un cunicolo soffiante (nel periodo estivo) che in particolari condizioni meteorologiche provoca sibili e vari effetti sonori. (Occorre comunque una guida esperta per localizzarla).
|
|
Superato il brusco dislivello, il nostro percorso si snoda ora nel bosco ceduo del vasto Altopiano del Faedo-Stòmmita in cui sono presenti varie decine di cavità carsiche come la vicina “Spurga delle Parpanòie” profonda 39 m. (clicca sotto al PUNTO 4)( Bacheca con pannello esplicativo ).A pochi metri dalla bacheca, verso N.E., si nota un’inferriata fissa che chiude il pericoloso ingresso della voragine.
|
|
Orientandosi con la mappa si giunge ad un vicino roccolo alla quota 772: Passando alla sua destra, si percorre un lungo e disagevole tratturo erto, sassoso e, ad una specie di incrocio, si scende a sinistra lungo una comoda carrareccia tra profonde doline fino ad un rustico rifugetto. Dal lato Sud della costruzione, parte verso destra un sentiero che si inerpica fino alla “CROSE DE LA BOCHÉTA” (clicca sotto al PUNTO 5) eretta sulla sommità di un costone calcareo strapiombante sulla Valle dell’Agno (m. 771). Si tratta di un piccolo terrazzo protetto da palizzata con spettacolare panorama verso la Valle dell’Agno, i Lessini e le Piccole Dolomiti. (Prudenza ! Tenere i bambini per mano).
|
|
Si scende quindi per strada asfaltata verso il centro di Faedo. Fino a contrada Milani, è ancora possibile vedere un vecchio impianto di segheria in cui una vecchia sega a funzionamento idraulico proveniente da Tezze di Arzignano, viene azionata con motore elettrico. Attraversata la contrada, si prosegue verso Est su dolci declivi erbosi fino alla Chiesa parrocchiale di Faedo.
|
|
L’ambiente fisico L’altopiano del Faedo- Casaron, esteso su una superficie di circa 500 ha, è amministrato dai Comuni di Monte di Malo e Cornedo Vicentino (VI).
|
|
Dal punto di vista geomorfologico-strutturale, appartiene al pilastro tettonico che separa localmente la valle del Leogra da quella dell’Agno, nel setore più orientale dei Monti Lessini. Le quote variano da circa 500 a 784 metri di altitudine.
|
|
Le formazioni rocciose datano a partire dal Giurassico superiore e sono di natura sia calcarea che basaltica. L’altopiano in senso stretto è impostato in rocce appartenenti alla formazione delle Calcareniti di Castelgomberto, di età oligocenica, interpretabili come formazione sedimentaria di reef. Le calcareniti sono attraversate da camini e filoni basaltici coevi o di poco successivi e poggiano su vaste colate, sempre di natura basaltica, di età eocenica. Sono inoltre presenti, in località marginali, altre formazioni sedimentarie, in particolare la Scaglia Rossa del Cretacico superiore e i Calcari Nummulitici dell’Eocene medio-inferiore, confinati nel settore nordorientale, e le marne della Formazione di Priabona (Eocene superiore), affioranti più estesamente tra l’omonima località e Malo. Infine, alluvioni e detriti talora alloctoni formano spesse coltri alla base dei rilievi e lungo le valli.
|
|
Il paesaggio dell’altopiano è fortemente segnato dal carsismo, messo in evidenza dalle molte e importanti grotte e dal gran numero di forme epigee, soprattutto doline e piccoli campi solcati. Infatti, l’altopiano calcareo sommitale poggia direttamente su basalti impermeabili che ne formano il livello di base e ciò determina una situazione assai favorevole al fenomeno carsico. La spiccata tendenza alla dissoluzione delle Calcareniti di Castelgomberto è causa di grandi concentrazioni di doline, spesso allineate lungo l’asse di paleovalli inattive, mentre la giacitura suborizzontale dei basalti del basamento ha permesso lo sviluppo dei grandi reticoli di drenaggio del Buso della Rana e della Grotta della Poscola.
|
|
Il clima è improntato ad una notevole piovosità: nella finitima stazione pluviometrica di Priabona la media annua (1921-1950) è stata di 1505 mm, con massimi relativi in maggio e novembre e minimi in luglio e gennaio.
|
|
Comune di Monte di Malo
|
|
|