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Il toponimo “Rana” potrebbe derivare dal Medio-Alto-Tedesco (= Cimbro) ROAN indicante il bastione roccioso che sovrasta l’ingresso della grotta, Nessun riferimento quindi al noto gracidante anfibio dei fossati. Quando la popolazione locale di provenienza germanica abbandonò l’antico idioma teutonico accettando il dialetto veneto, non comprese più il significato del termine “roan” e finì per trasformarlo in “rana”. Il visitatore che entra per la prima volta nella cavità rimane stupefatto per l’imponente grandiosità dell’androne d’ingresso (m. 38 x 9 x 9 pari a circa 3.000 mq) nel quale confluiscono due gallerie: a destra di chi entra, l’alto “Ramo Destro dell’Ingresso”; a sinistra, in fondo, in basso “ Il Ramo Principale” che conduce verso il tenebroso labirinto di gallerie interne.
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Nella parte esterna, sulla destra idrografica del torrente, si scorge una profonda nicchia, quasi un covolo, scavato con vero accanimento dai ricercatori di granchi fossili inclusi nella marna priaboniana.
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Entriando ora nell’androne dell’Ingresso si possono osservare alcune cose molto interessanti.
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Alla nostra destra si presenta la grande galleria del “Ramo Destro dell’Ingresso”. Cerchiamo di comprenderne la morfologia:
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1 – In alto, la galleria presenta una sezione quasi circolare, caratteristica delle “condotte forzate”. La causa può risalire all’ultimo post-glaciale (10.000 anni fa circa) quando, per la fusione del ghiacciai, si verificarono violente inondazioni che, riempiendo totalmente la cavità, erosero la roccia in basso, ai lati ma anche sul soffitto.
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2 – In basso si nota una marcata forra di erosione. Terminate le inondazioni post-glaciali, il minor flusso d’acqua agì con la propria azione erosiva solo nella parte inferiore provocando la piccola ma significativa incisone a forra.
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3 – Ancora più in basso, occhieggiano alcune graziose “marmitte” (cavità tondeggianti) scavate dal continuo e vorticoso rotolamento di sabbie e ghiaie silicee durante le piene.
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Sul fondo del salone iniziale, si apre il tenebroso ingresso del “Ramo Principale” da cui esce una fresca brezza che d’estate diventa fresco venticello. Solo nella stagione invernale non si avverte tale fenomeno. Continuando lungo questa galleria, gli speleologi raggiungono e esplorano uno dei più estesi e complessi labirinti carsici scavato dall’acqua nell’interno del monte in due milioni di anni circa.
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Comune di Monte di Malo
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